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Trifase anziché monofase

Domanda

ciao, 

con le case moderne sempre più spesso dotate di pompe di calore, piani ad induzione, ricarica veicoli elettrici ecc... sarebbe necessario avere contatori monofase da 10 kW. 

Concederli sembra sia facoltà esclusiva dell’ente distributore e, almeno dalle mie parti, non viene quasi mai concesso. C'è una normativa che ci può venire in aiuto? 

Mettere un contatore trifase comporterebbe un aumento di costi e complicazioni.

Luca B.
Risposta dell'esperto

Non hai posto il quesito a me quindi lascio rispondere gli altri sulle normative. Però voglio dire ugualmente la mia su una cosa, mi piacerebbe infatti capire questo aumento di costi a quanto dovrebbe ammontare.
Visto che come costo di fornitura non cambia assolutamente nulla (vedasi TIT - Arera), i maggiori costi si quantificano solo nell’esecuzione dell’impianto. 

In particolare, dovranno essere trifase anziché monofase:

1) Il quadro contatore (sempre se c’è…)

2) La linea montante

3) Il quadro generale (inteso come dispositivo generale, morsettiera di distribuzione e gli eventuali altri dispositivi trifase)

 

Non mi sembra che ci siano dei costi proibitivi con queste semplici modifiche, vediamo invece quali sono i vantaggi:
 

- Alcune linee saranno trifase anziché monofase (ad es. quella del piano a induzione che potrebbe anche essere solo bifase, quella della pompa di calore, quella del montante generale)

- Alcuni dispositivi potranno essere in trifase anziché in monofase (ad es. la pompa di calore, la presa di ricarica dell’auto elettrica, ecc.)
 

Cosa comporta questo? Semplice: un miglior rendimento dei dispositivi (una pompa di calore trifase ha dei rendimenti maggiori di una monofase), la possibilità di avere vantaggi come una più rapida ricarica dei veicoli elettrici e una minor corrente sulle linee elettriche.

E se la corrente è minore, a parità di sezione ci saranno:

 

- Minori cadute di tensione
 

- Minori perdite di potenza per effetto Joule
 

- Minori campi elettromagnetici (questa l’ho messa solo per i fissati del 5G e delle scie chimiche, dato che con le correnti in gioco in un’abitazione si parla di campi magnetici davvero ridicoli a prescindere, ma che sono comunque proporzionali alla corrente)


 

A questo punto salterà su il sovversivo di turno dicendo le solite eresie che ha sentito dire in giro e che prende per verità assoluta tipo:

- Eh, ma dal contatore trifase posso prelevare solo 1/3 di potenza ogni fase, quindi è un casino

 

- Eh, ma se poi faccio l’impianto fotovoltaico monofase autoconsumo meno e quindi ho meno benefici
 

- Eh, ma poi devo fare il rifasamento (e qui c’è qualcuno che ancora non sa la differenza tra rifasamento ed equilibratura del carico, ma tant’è)

E tutta una serie di altre menate senza capo né coda che gli elettricisti si tramandano di generazione in generazione facendo sempre più spesso la figura dei fessi di fronte ai clienti che sono sempre più preparati.

Il problema ragazzi è un altro.

Mentre in altri paesi europei è facile trovare forniture elettriche anche di oltre 20kW nelle abitazioni, da noi sembra già troppo quella da 6kW.

Il futuro è elettrico e dovete mettervi in testa che ci saranno sempre più abitazioni con la fornitura trifase e con potenze ben maggiori di 6kW, a meno che uno non decida di avere più forniture (ovviamente nei casi ammessi dal TIC). Ma con più forniture, se non parliamo di autoconsumo collettivo o di comunità energetiche, voglio poi vedere come si riesce a sfruttare l’autoconsumo di un eventuale impianto di produzione come il fotovoltaico…

Luca non ce l’ho con te, ho solo espresso il mio pensiero. E ti posso dire che è sempre più condiviso con gli utenti finali che stanno acquisendo più consapevolezza rispetto a coloro che dovrebbero proporre queste cose, ovvero tutti quegli elettricisti che non hanno intenzione di evolversi e di formarsi come si deve.

E ancora una volta mi congratulo con gli illuminati che invece rappresentano una nuova categoria di elettricisti. Bravi ragazzi, avanti così! ?

 

Ottimo post, è quello che sostengo da anni.

Il vero problema non è l'utente finale che molto spesso ascolta i buoni consigli, ma sono i tecnici, gli elettricisti e i progettisti che continuano a tramandare leggende metropolitane da anni.

 

Recentemente mi è capitato di DOVER installare un inverter da 6 kW monofase su un impianto fotovoltaico da 8 kWp perché il progettista ha messo il vetro sul trifase.

Il povero utente finale (ovviamente informato da me su tutto) si trova con un impianto che inevitabilmente taglierà i picchi di produzione in certe condizioni (Disclaimer: in certi casi è con alcune condizioni di irraggiamento si può optare per una soluzione di questo tipo senza conseguenze, ma non in questo caso specifico) e con una potenza disponibile non aumentabile per futuri aumenti dei carichi.

Le motivazioni del progettista erano sempre le solite:

 

- "avrai un terzo della potenza per ogni fase"

 

- "adeguare il quadro ti costerà una fortuna"

 

- "il costo in bolletta della connessione trifase è esagerato"

Tutte e tre assolutamente FALSE.

 

Per la potenza basta fare un semplicissimo test di carico monofase a casa di qualcuno che dispone di una connessione trifase, vi assicuro che non succederà nulla fino al raggiungimento della potenza contrattuale.

Per il costo di adeguamento dell'impianto elettrico riporto le parole qui sopra: le differenze sono solo nella protezione generale e nel cavo montante.

La questione bolletta è falsa perché i costi dipendono solo dalla potenza richiesta e non dal fatto che la linea sia monofase o trifase.

 

Speriamo che pian piano le nozioni si diffondano e riescano a superare anche le barriere erette dai progettisti e dai tecnici che hanno un'influenza enorme sulle scelte degli utenti.

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